Antitesi di giustizia. Giustizialismi consapevoli e inconsapevoli

Antitesi di giustizia. Giustizialismi consapevoli e inconsapevoli

“Finalmente l’assassino di Yara ha un volto!”
Roboante, improvviso, l’annuncio del Ministro dell’Interno.
L’Italia intera, orfana di partite al mondiale, esulta, si mobilita, pende dalle labbra di trasmissioni televisive che morbose si susseguono e si moltiplicano.

“Mostro!” “Assassino!” “Orco!” “Bastardo!”
L’uomo viene additato, insultato, quasi linciato: fuori dalla caserma dove sarà interrogato migliaia gli sputi, le urla: il popolo ha finalmente il mostro su cui vomitare tutto il proprio odio. La sua vita privata è travolta e umiliata da media, giornali, ovunque nel web. I social network ribollono di commenti, vomitano opinioni, rabbia, auguri di ogni male. Ora, vi prego, fermatevi un solo istante e pensate: e se quell’uomo fosse innocente?

Chi ne restituirà la dignità, il lavoro, la vita, travolta, devastata?
E i suoi figli, la sua famiglia, (innocenti, anche se lui colpevole), quali terribili pene dovranno scontare, a causa di quest’orribile circo? Ora, sia chiaro, l’assassinio di quella povera ragazza rappresenta un delitto talmente odioso che risulta difficile perfino pensare che gli uomini possano elaborarne una pena anche lontanamente giusta.

Ma che ci sia un giudizio!
Ma che ci sia un processo, vero!
Che l’accanimento, se mai debba esserci, sia nei confronti dei colpevoli, non di chi è, forse, indagato! Appare sinceramente sconcertante che sia il Ministro dell’Interno il primo a celebrare una sentenza, seppur mediatica, in barba a un principio costituzionale della presunzione d’innocenza che egli stesso dovrebbe per primo, e con forza, proclamare.

Il garantismo, principio sacrosanto di un paese civile quale, ogni tanto, purtroppo, sembra tristemente non possiamo vantarci di appartenere, è primo e più forte alleato di giustizia. Che i colpevoli scontino la loro pena, giusta; ma che siano distanti, culturalmente, giuridicamente, da chi una pena ancora non la deve scontare, e forse mai dovrà.

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