Il liberalismo solitario di François Fillon

Il liberalismo solitario di François Fillon

Il programma di François Fillon, fresco vincitore delle primarie di centrodestra, è apertamente a favore di una riduzione di spesa pubblica e ruolo dello stato. Quando nel resto del mondo il vento soffia in direzione opposta.

 

Il centrodestra di François Fillon, fresco vincitore delle primarie contro Alain Juppé e Nicolas Sarkozy, ha buone possibilità di tornare al potere in primavera. Si scontrerà contro lo spauracchio di Marine Le Pen e il candidato dei socialisti, ancora in alto mare.

Fondata o meno, l’impressione è che la Francia sia sempre in controtendenza rispetto al resto del mondo occidentale. All’inizio degli anni ottanta, il paese di François Mitterrand aveva optato per le nazionalizzazioni e l’abbassamento dell’età pensionabile, mentre il resto del mondo sposava le idee liberiste basate su una minore presenza dello stato e una riduzione dell’assistenza sociale.

Quasi quarant’anni dopo, la situazione si è capovolta.

Fillon ha presentato un programma dichiaratemene liberista, mostrandosi a favore di una riduzione delle spese pubbliche e del ruolo dello stato. Quando nel resto del mondo il vento soffia in direzione opposta.

Negli Stati Uniti il presidente eletto Donald Trump intende rilanciare l’economia attraverso un programma di investimenti massicci nel rinnovamento delle infrastrutture, e in questa iniziativa riceve l’apprezzamento dei sindacati, dei democratici e del mondo delle imprese.

A Bruxelles il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha sponsorizzato un programma di investimenti europei nell’industria del futuro e ha invitato la Germania, con una certa insistenza, a investire per rilanciare l’economia tedesca e quella europea.

Il Fondo monetario internazionale continua a chiedere alla Germania e agli Stati Uniti, due motori dell’economia mondiale, di aumentare la spesa pubblica per favorire la crescita e l’impiego, e tanti economisti invitano a seguire questa linea. Eppure in Francia l’orientamento è diverso.

Incarnato da François Fillon, il centrodestra che si prepara a prendere i comandi del paese volendo ridurre drasticamente il numero di dipendenti pubblici e dando la priorità al taglio della spesa statale.

Fillon vuole fare, sostanzialmente, quello che in passato non è riuscito al centrodestra. Trentacinque anni fa Mitterrand aumentò irragionevolmente, a detta di tutti i politici francese, le spese pubbliche: ma nessuno dei suoi successori ha mai invertito questa tendenza.

Fillon ritiene indispensabile cambiare strada, tagliando 500mila statali dal portafoglio dello stato.

La priorità del rilancio

Fillon, del resto, non ha torto a sostenere che la Francia viva al di sopra dei suoi mezzi da troppo tempo. Gli elettori saranno chiamati a rispondere sulla ricetta di Fillon, che creerebbe inevitabilmente migliaia di nuovi disoccupati in più. Sarà la strada giusta? Per tutti i suoi avversari sarebbe meglio investire nella reindustrializzazione, per poi ridurre il numero degli statali quando l’occupazione lo permetterà. Certo è che questa, è la tesi che ha portato la Francia al record della sua spesa pubblica senza inversione di tendenza alcuna negli ultimi trent’anni.

La questione, poi, non è esclusivamente economica. È anche politica, perché il taglio della spesa pubblica favorisce l’ascesa dell’estrema destra. Una proposta coraggiosa, quella di Fillon, in evidente controtendenza internazionale. In tutto il mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, il rilancio sembra avere la priorità su tutto. Da Parigi potrebbe sventolare una nuova bandiera liberista.

Tratto liberamente da Bernard Guetta, France Inter, trasmissione radiofonica del 22/11/2016 tradotta in Italia da Internazionale.

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