Giacomo Paladini: “PUC SPEZZINO TRA IDEOLOGIA E BUROCRAZIA”

Giacomo Paladini: “PUC SPEZZINO TRA IDEOLOGIA E BUROCRAZIA”

Un mix micidiale che frena tutta l’economia del territorio, cancella l’indotto e costringe i professionisti ad abbandonare il paese. 

Pubblichiamo l’intervista all’architetto Giacomo Paladini, che commenta il caso del PUC approvato dal Comune della Spezia e respinto dalla Regione Liguria.

 

Il PUC è carente in molte parti e viene respinto dagli uffici della Regione, cosa ne pensa?

“Dobbiamo prima di tutto capire chi sono gli attori e i loro ruoli: da un lato il Comune che elabora un documento complesso nella sua struttura, articolato, quindi tecnicamente qualitativo ma totalmente a carattere ideologico costruito nel nome del consumo di suolo, concetto che non ha fondamento scientifico e con scarse previsioni di sviluppo; dall’altro la Regione che giuridicamente applica le regole, che sappiamo essere tante, talvolta troppe e che lo blocca sostanzialmente per mancanza di elaborati, non nel merito.

Cosa intende di preciso?

“Che la mancanza di questi elaborati non entra nel merito. Si parla per esempio di mancanza di cartografie. Della relazione tra i Distretti di Trasformazione, che sono le parti nuove e le funzioni miste di aree edificabili, con altri piani il Ptcp Provinciale e il Piano di Bacino territoriale.”

E nel merito?

“A me interessa capire dove andiamo a parare se questi Distretti non generano nulla di nuovo, nessuna opportunità di lavoro. Tra oneri di demolizione, ricostruzione, le urbanizzazioni e gli indici di edificazione troppo bassi per le imprese non è più proficuo intervenire. Si ferma tutto.   In generale la mancanza di questo piano è non saper prevedere la città del domani. La città è ancora un luogo fondamentale, occasione per le persone di fare progetti di vita, lavorare e creare ricchezza. L’urbanistica è anche strategica, altrimenti andiamo tutti via.”

La Regione non può intervenire sugli aspetti di merito, quali soluzioni si potrebbero mettere in atto.

“L’urbanistica è una vera materia scientifica, una disciplina, ma ormai sembra appartenere al paleolitico, basata su calcoli e costrutti tecnici cervellotici, è totalmente scollegata dalla rivoluzione tecnologica in atto e ormai compiuta. Ci sono ragioni storiche è vero, ma è arrivato il momento di scrollarsi di dosso questo peso, dobbiamo reagire, il primo passo potrebbe essere aiutare un’amministrazione, avvantaggiarla in sede di pianificazione, in maniera distaccata, nell’interesse del maggior numero di persone. Sto lavorando per questo obiettivo ad un progetto con alcuni colleghi e professionisti del settore. Ed è un lavoro per architetti!”

La politica ha le sue responsabilità?

“Certamente, la politica ha abbandonato da anni la pianificazione perché è argomento che non porta consenso elettorale. In sintesi in un’ottica prettamente liberale l’urbanistica deve diventare un impianto, una struttura snella che metta in condizione i cittadini, contemporaneamente, di controllare e far sviluppare il territorio.   Non un impianto che ostacola qualsiasi cosa, siamo al punto che un proprietario di un terreno non possa decidere autonomamente di costruire una staccionata in legno per delimitare la sua proprietà senza il rischio di infrangere una molteplicità di normative assolutamente inutili.   Un fatto totalmente illiberale dovuto alle esasperazioni ambientalistiche ed ideologiche che hanno costruito mostri burocratici che generano un’enorme spesa pubblica e che non fanno altro che intralciare il cittadino onesto che vuole proteggere la sua proprietà.”

 

 

 

 

 

 

 

 

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