Se Panama è un paradiso è perchè l’Italia è un inferno

Se Panama è un paradiso è perchè l’Italia è un inferno

di Elisa Serafini

 

I Panama Papers, cosí come fu la Lista Falciani, portano sui giornali un fenomeno che esiste da sempre: l’esportazione di capitali all’estero. I soldi stanno scappando dall’Italia.

Scappano le industrie, delocalizzando la produzione nell’Est Europa o in Asia. Scappano le aziende del terziario, spostando la sede in Irlanda, Inghilterra, con un clic.

Scappano i ricchi, i pensionati. Vanno in Svizzera, in Spagna, nel Sud-Est Asiatico, ai Caraibi. E scappano anche i capitali finanziari, i trust, i fondi di investimento, verso mete più agevolate, e più semplici da gestire.

Un mondo globalizzato permette l’accesso alle informazioni, con un clic posso conoscere la pressione fiscale di qualsiasi paese nel mono (i dati li fornisce ogni anno la Banca Mondiale). Al tempo stesso, in pochi minuti su Google, posso scegliere come e quando spostarmi. Posso comprare una casa online, posso affittare, posso assumere un avvocato.

E’ tutto molto più semplice, rispetto al passato. Si tratta ancora di una “fuga” elitaria. Le aziende che riescono a spostare le sedi all’estero, sono le più “colte” da un punto di vista finanziario, non certo le PMI. E sorprenderà sapere che aziende identificate come “Made in Italy” come Ferrero, Erg, Luxottica, Fiat e molte altre, non hanno la sede in Italia: le holding (ovvero le “proprietarie” delle aziende) si trovano in Lussemburgo, in Irlanda, in Belgio, in Olanda.

E’ facile intuire che dietro ad ogni fenomeno sociale, si nascondono motivazioni, incentivi.

Perchè un imprenditore dovrebbe fatturare in Italia e spostare i propri soldi a Panama, alle Seychelles o a Montecarlo?
Perchè una famosa industria dovrebbe spostare la holding all’estero? E’ chiaro che esistono degli incentivi economici, ma anche politici, e legislativi. In Italia, qualsiasi attività economica o non, viene tassata fino al 60%. Vale per le rendite finanziarie, per le pensioni, per le plusvalenze, cosí come per le attività produttive.
Non è però il livello di pressione fiscale l’unica causa della fuga generalizzata di capitali. L’instabilità politica, la burocrazia, l’incertezza della legge giocano un ruolo non secondario alla pressione fiscale.
Nessun governo si è mai davvero preoccupato di limitare questo fenomeno. Nessun governo si è mai occupato di questa emergenza.

Al contrario, tasse e costi burocratici aumentano ogni anno. E andrà avanti cosí per molto tempo: sentiremo parlare delle Barbados, di Guernesey, di Singapore, delle Seychelles perché la fortuna dei paradisi fiscali la fanno proprio loro: i paesi infernali, come l’Italia.

 

Pubblicato su Linkiesta (06/04/2016), di Elisa Serafini.

 

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